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Art + Place = (Space + Time) of Existence »
Quando
ho conosciuto le tue prime ricerche espressive al computer — oltre 20 anni
fa — il tuo lavoro era già orientato all'esplorazione dello spazio
architettonico virtuale. L'interesse per le costruzioni geometrico -
matematiche, rese possibili anche dal parallelo e veloce sviluppo delle
tecniche digitali, era forse l'aspetto prevalente nelle tue prime opere. Il
tuo manuale di arte e scienza della rappresentazione digitale per architetti
è conosciuto in tutto il mondo
[Daniela Bertol, Designing
Digital Space, John
Wiley & Sons, New York 1998]. Ma oggi appare chiaro che da almeno un decennio a te interessa
soprattutto la relazione — o meglio, la ricerca di una sintesi
creativa — tra il mondo digitale e il corpo - spazio reale immerso
nell'ambiente concreto dell'esperienza. Sei impegnata in un singolare progetto
con cui si cerca un rapporto sostanzialmente inedito tra gli interventi
ambientali nel campo della Land Art e l'universo virtuale/digitale. Come e
perché è avvenuta questa espansione dei tuoi modelli virtuali nella
configurazione di paesaggi reali?
L'interesse
per la Land Art è stato sempre presente fin da adolescente, quando iniziai a
leggere dell'opera di Robert Smithson o Michel Heizer. Più come desiderio o
sogno che come prassi artistica, poiché questa invece per me era stata
sempre legata al reame dell'immaterialità del virtuale. La Land Art
rappresentava uno dei limiti più estremi dell'espressione umana, in un
rapporto tra arte e paesaggio tra i più viscerali. Quando mi trasferii
negli Stati Uniti, il deserto dagli orizzonti sconfinati e il pellegrinaggio
ai luoghi "storici" della Land Art rappresentarono una tappa
importantissima, rimanendo però tangenziali ai miei lavori che erano sempre
legati al digitale.
All'inizio
degli anni Novanta ho iniziato ad esplorare questo reame passando dalla
fruizione di lavori di Land Art di altri artisti alla creazione di Sky
Spirals, una serie di elaborazioni teoriche basate su forme
archetipiche e metafore. Le spirali di Sky
Spirals sono espansioni lineari o logaritmiche nel paesaggio che
partono dal centro di un sito particolare —
l'axis mundi di Mircea Eliade —
e si sviluppano seguendo un'equazione di espansione lineare o logaritmica. La
spirale è una delle forme simboliche più significative, presente in così
tante culture, e crea una serie di vettori di espansione e contrazione al
tempo stesso. Le Sky Spirals erano visualizzate con modelli digitali e
sovrapposte a mappe, sia geografiche che celesti, ma rimanevano espresse solo
come segni virtuali in una serie di rappresentazioni cartografiche, oppure
ottenute con diagrammi, senza alcun referente progettuale nello spazio
"reale". Nel 1999 sono riuscita ad acquistare un appezzamento di
terreno che diventò Sun Farm,
il primo sito reale delle spirali virtuali di Sky Spirals. Anche Sun
Farm iniziò come esplorazione digitale / virtuale. Creai una
serie di modelli digitali del territorio, che fornirono diverse chiavi di
lettura: il modello topografico del terreno venne visualizzato attraverso
sezioni longitudinali, trasversali e curve di livello. Questa serie di
diagrammi, spesso parte di un'animazione, offrì strumenti d'interpretazione
visiva che poi diventò programmatica negli interventi ambientali. La
costruzione di un modello del percorso apparente del sole secondo la
latitudine di Sun Farm diventò
anche strumentale nella progettazione delle strutture che incorniciavano il
sole e le stelle creando diverse percezioni in base alle ore e alla data della
giornata. Lo stesso modello generò anche una serie di "artefatti":
stampe e animazioni.
Il
digitale, oltre alla visualizazzione, offre anche strumenti quali la
generazione algoritmica di forme, che per me rappresentavano l'aspetto più
interessante delle prime ricerche artistiche in tale ambito. Anche nel
caso della Land Art, dove l'universo digitale produce un processo d'astrazione
che ci aiuta a interpretare lo spazio reale in fase progettuale. Le diverse
strutture ed earthworks sono
state progettate secondo un processo algoritmico, che usa come parametro
iniziale la posizione del sole e genera diverse alternative di forme
tridimensionali. Il modello progettuale finale viene poi re-introdotto in
rappresentazioni a diversa scala, inclusi modelli di formato KML per Google
Earth™. Il modello include la posizione geospaziale degli
interventi e può originare visite telematiche interattive. Google
Earth™ è uno dei prodotti più geniali e affascinanti offerto
da Internet... avere cosi' tante scale di rappresentazione e informazione con
un click di mouse, mi ricorda il film Powers
of 10 di Charles and Ray Eames...
Sun
Farm rappresenta
la sintesi di mondi inizialmente separati che sono poi venuti a convergere.
L'esperienza del "disembodiment" credo sia stata vissuta da molti
artisti-operatori, o almeno da coloro il cui lavoro si è basato
principalmente sul virtuale e concentrato sul monitor, che con Internet ha
sempre più assunto la funzione di "windows on the world". Dopo più
di dieci anni di lavoro che era fondato unicamente sullo spazio virtuale, con
solo una fragilissima connessione col mondo materiale, avevo raggiunto questo
desiderio di esplorazioni artistiche con un contatto immediato con la materia — e proprio la materia più primordiale, quella che si
trova nell'ambiente naturale stesso. Il paesaggio con lo sfondo del cielo era
diventato una tela, i colori erano il suolo, l'erba e le pietre. I pennelli,
il mio corpo stesso. Il recupero del digitale in questo processo nelle modalità
descritte, come si può capire facilmente, ha rappresentato una sintesi
veramente significativa di due mondi che nella maggior parte delle prassi
artistiche sono completamente separati.
In
un tuo testo leggo questa tua dichiarazione teorica:
"La fruizione del progetto avviene
sia nella percezione diretta in situ che nella progettazione / documentazione
del processo di creazione e sviluppo delle diverse opere. Le installazioni di
Land Art non sono un prodotto statico ma evolvono costantemente in un dialogo
continuo con l'ambiente e elementi naturali nella topografia del terreno, il
ciclo delle stagioni e gli altri elementi meteorologici. Il postulato generale
da cui si evolvono tutte le istallazioni è: un
luogo definisce lo spazio attraverso il tempo".
Mi sembra interessante approfondire questi concetti...
Lo
spazio è sempre stato l'oggetto più diretto del mio lavoro, così legato
all'architettura, quindi alla disciplina madre di tutte le prassi operative
spaziali. Solo negli ultimi cinque anni, da quando le costruzioni di Sun
Farm sono diventate una realtà fisica oltre che virtuale, è
arrivata la consapevolezza di come l'esperienza del tempo cambi lo spazio
circostante.
Sono
principalmente due i concetti di tempo che mi interessano: il tempo
esistenziale e il tempo astronomico. Ed è proprio il rapporto tra questi due
concetti - esperienze di tempo che vorrei sintetizzare nei miei interventi: il
tempo come stato di coscienza, e il tempo in senso fisico - astronomico,
generato dai movimenti della terra, ovvero dalla rotazione (intorno al suo
asse) e dalla rivoluzione (attorno al sole). La ricerca di un sistema di
riferimento (in termini d'intervento artistico) che porti avanti queste due
esperienze insieme è un modo di ricreare un rapporto tra l'io e l'universo.
Un
esempio: la struttura di Sunrise Trellis che
incornicia il sorgere del sole durante gli equinozi, è in un rapporto sempre
diverso con lo spazio circostante, offrendone percezioni visive / spaziali in
continua trasformazione: il cambiamento di luce, i pattern d'ombre,
l'illuminazione dei materiali e dei colori del paesaggio... tutto ciò
avviene attraverso le diverse ore del giorno e le diverse stagioni. E lo
sfondo del cielo, incorniciato dalla struttura stessa, cambia continuamente
colore e forma. Diceva il filosofo presocratico Eraclito "Nessun
uomo può bagnarsi nello stesso fiume per due volte, perché né l'uomo né le
acque del fiume sono gli stessi" . La costante trasformazione
della realtà è un concetto fondamentale anche delle filosofie orientali.
Questa trasformazione, continua e inarrestabile, è spesso in contrasto con il
concetto di permanenza, tanto importante invece nella progettazione
architettonica. Creare queste strutture nel paesaggio per me ha comportato
ripensare un intervento umano costruito nel paesaggio in termini di sistema di
riferimento per l'esperienza del tempo, o meglio della coincidenza del tempo
esistenziale con il tempo astronomico. Trasferendoci a un ambito progettuale
di natura storicamente spaziale, un luogo diventa un evento quadrimensionale
nel continuum spazio - temporale, identificato dalle tre coordinate spaziali e
dal tempo come quarta coordinata. Inoltre, è la presenza della luce che
definisce il cambiamento di percezioni visive.
Quadrimensionalità,
spazio - tempo e presenza della luce, sono i concetti fondamentali della
fisica moderna che ritroviamo nella teoria della relatività o nella meccanica
quantistica. Un luogo progettato e fruito secondo questi parametri diventa
metafora e lettura a scala dell'esperienza quotidiana di concetti ed
esperimenti che nella fisica moderna si verificano solo a scala microscopica o
macroscopica.
La
presenza del digitale in queste esplorazioni è nella documentazione del
cambiamento delle caratteristiche spaziali di un luogo attraverso il tempo,
realizzato con fotografie time - lapse dello
stesso luogo (Sunrise Trellis, East Spiral e Noon Columns) dallo stesso punto
di vista, nei quattro giorni particolari del calendario annuale - gli equinozi
e i solstizi. Le foto danno luogo a sequenze legate da dissolvenze incrociate.
Queste sequenze rappresentano una specie di "tatuaggio nel tempo".
Sto
attualmente per iniziare un'altra esplorazione dell'esperienza del tempo —
e qui mi ricollego alla domanda precedente che mi avevi posto sulla presenza
del corpo nello spazio. Il respiro umano è una misura del tempo secondo
l'astronomia indiana del Sidhanta e Vishnu Purana. Questo concetto così nuovo
rispetto alla scienza occidentale (in quanto tendente a separare tutto ciò in
"compartimenti stagni"), lo trovo di particolare fascino, per cui
uno dei prossimi progetti è una performance in cui il respiro e il
cambiamento di luce vengono relazionati da un sistema di riferimento spaziale,
quali le strutture già accennate.
Per
concludere — ma la tua
domanda potrebbe generare tanti altri spunti di conversazione —
uno degli aspetti più interessanti (che non era presente nell'ideazione
iniziale, ma è emerso da riflessioni successive) è anche che la forma
geometrica che più rappresenta il tempo astronomico è proprio la spirale,
proprio in quanto configurazione espressa da ciclicità ed espansione!
Nella
tua visione teorica elementi della moderna teoria dei sistemi si fondono con
istanze più antiche della filosofia orientale. Posso intuire che ci sia una
relazione particolare, ad esempio, tra la tua lunga pratica di una disciplina
che, per definizione, è insieme corporale e meditativa — come lo Yoga — e
la tua costante ricerca di una sintesi architettonica, per così dire, tra le
strutture matematiche dello "sguardo scientifico" e le risorse
archetipiche di un'arte che, a quanto pare, intende mantenere pur sempre un
intimo rapporto "corporeo" con la totalità di quell'ambiente
naturale entro cui ogni vivente è immerso... Una sorta di bilanciamento
dinamico tra "Shiva" e "Shakti" per citare appunto due ben
note categorie simboliche tradizionali dello Yoga...
Sono
molto interessata agli studi interdisciplinari quali la teoria dei sistemi e i
modelli olistici del "system thinking" secondo cui i fenomeni
esistono solo all'interno di "sistemi" e non possono essere spiegati
esclusivamente come interazioni delle singole parti del sistema. O
all'ipotesi costruttivista della teoria dei "sistemi che osservano"
di Heinz von Foerster, in cui l'osservatore costruisce e organizza la realtà
esterna. Un'altra tappa fondamentale per me è stata l'interpretazione della
meccanica quantistica di David Bohm che vede l'universo come una complessità
indivisibile, in cui le divisioni nette in categorie quali osservatore e
oggetto dell'osservatione risultano arbitrarie. Queste teorie costruttiviste
offrono un approccio molto simile ai concetti fondamentali della filosofia
orientale, come ha da tempo suggerito il famoso libro "The
Tao of Physics" di Fritjof Capra.
La
traduzione di questo corso di pensiero in un linguaggio estetico e in una
prassi artistica, quale Sky Spirals, avviene
sia attraverso metafore, sia attraverso un linguaggio letterale: lo sfondo
della volta celeste ed altri elementi del paesaggio sono usati per stimolare
nell'osservatore una serie di percezioni che portano ad una consapevolezza
dell'unione tra il soggetto che percepisce e l'oggetto delle percezioni. La
consapolevozza che il soggetto e l'oggetto —
l'io e l'universo — non sono
elementi separati ma parte di un sistema è uno dei miei postulati essenziali
che stanno alla base di una serie d'installazioni. La percezione non è basata
solo su elementi visivi ma anche uditivi e tattili. Il passaggio dalla luce
all'oscurita che avviene al tramonto (o viceversa all'alba) viene celebrato in
natura dal canto degli uccelli e dal variegato repertorio di suoni prodotto
dagli insetti. O il rumore del vento che accompagna il passaggio delle nuvole
nello sfondo del cielo, il quale crea nello stesso tempo una serie di
sensazioni tattili e uditive. Il ruolo delle installazioni è creare un
sistema di riferimento, dei luoghi prescelti per condurre il fruitore a
diventare consapevole di questa serie di percezioni multisensoriali.
Consapevolezza e percezioni guidate sono tipiche di ogni forma di meditazione
e la fruizione artistica diventa dunque identificabile con questa pratica
spirituale. Spesso la meditazione è semplicemente un'attività di
contemplazione dove il respiro umano si fonde con l'osservazione del
paesaggio, come la percezione del sorgere del sole a Sunrise Trellis o East
Spiral. In altre istanze si trasforma in una walking meditation in cui la
percezione del luogo è meglio guidata da una esperienza cinetica. Il sentiero
di Meditation Path e le
strutture che si espandono da East Spiral sono i due interventi d'arte ambientale che
richiedono un percorso, un processo cinetico per una percezione completa. La
meditazione è accompagnata da una concentrazione sul respiro, in sanscrito
"prana". La parola prana
oltre che 'respiro' significa anche 'energia'. Si tratta appunto
dell'energia cosmica e vitale che secondo l'induismo attua uno scambio tra il
mondo interno ed esterno, tra il soggetto e l'ambiente che lo circonda. Un
concetto simile al Qi del taoismo e della filosofia cinese, il quale rappresenta
l'energia cosmica che pervade l'universo. Sappiamo che il respiro, anche da un
punto di vista fisiologico, avviene secondo una serie di contrazioni ed
espansioni: così possiamo seguire la metafora dell'espansione / contrazione
del terreno con il ritmo delle stagioni. "Breath of the Earth" è
una serie di performances che sto realizzando in collaborazione con coreografi
e danzatori. La coreografia è basata sui percorsi cinetici che seguono la
figura della spirale: il respiro si accompagna a movimenti del corpo in
una serie, appunto, di contrazioni ed espansioni. Anche qui è evocata la
metafora degli elementi fondamentali della fisica moderna e delle filosofie
orientali: energia, forza e sistema, dove il sistema si crea nel rapporto di
interscambio tra il soggetto e l'ambiente circostante.
Un'altra
fonte d'ispirazione sono gli yantra induisti e i mandala buddhisti, cioè i
diagrammi geometrici e le forme simboliche usate come ausilio visivo per la
concentrazione del pensiero durante le pratiche di meditazione: triangoli,
quadrati e cerchi concentrici spesso si intersecano per creare il diagramma
finale. Mandala e yantra basati sul quadrato rappresentano i quattro punti
cardinali. Gli stupa (templi buddhisti) sono basati sulla costruzione
tridimensionale di un mandala, orientato rispetto ai quattro punti cardinali,
e rappresentano dunque uno strumento di orientamento, una sorta di compasso a
scala architettonica. Uno degli interventi ambientali di Sun
Farm è Square Field un
quadrato di ghiaia bianca con un lato di 8 metri, che ricorda i giardini zen
giapponesi. Square Field è
uno yantra a scala architettonica orientato rispetto ai quattro punti
cardinali. Le sue dimensioni seguono una progressione geometrica di ragione 2
e scala 1. Per una celebrazione dell'equinozio di primavera nel 2006 ci fu una
walking meditation guidata da
un monaco buddhista lungo il perimetro di Square
Field.
In
sintesi, quello che mi attrae fondamentalmente nelle filosofie e nelle
religioni orientali — e che
spesso si riscontra anche nelle moderne teorie scientifiche e scienze
olistiche — è un approccio unificato al sapere che si riflette nel
vivere quotidiano, in una continuità assoluta tra teoria e pratica. Ad
esempio lo Yoga è una pratica che ci aiuta a digerire meglio, acquistare
flessibilità, ma allo stesso tempo ci prepara alla meditazione, ossia a
pratiche spirituali oltre che corporali, divenendo così una prassi
"fisica - etica - estetica".
Nel
riferimento alle filosofie orientali e agli approcci scientifici
contemporanei, il mio intento artistico è proprio la ricerca di questa linea
di convergenza d'orizzonti tra rappresentazione letterale e metafora, in cui
il linguaggio della scienza s'interseca con l'espressione artistica, l'analisi
con la sintesi, la razionalità con l'intuizione, lo spazio con il tempo e la
logica con la creatività.
Nei
tuoi lavori ricorre spesso la forma organica della spirale, simbolo
"evolutivo" per eccellenza. Sembra quasi che la tua visione
dell'arte intenda promuovere una sorta di "iniziazione" in coloro
che entrano nello spazio dell'opera. Forse è un sommesso invito a meditare
sulla crisi del nostro ecosistema e, quindi, a cambiare il nostro approccio
"impoetico" all'abitare, ovvero il cieco sfruttamento attuale delle
risorse naturali del pianeta. C'è, insomma, una dimensione prospettica che fa
pensare in te ad un nuovo atteggiamento "rinascimentale" ormai ben
lontano dall'estetica del Post - Human che teorizzava invece l'obsolescenza
del corpo e della natura a favore del virtuale tecnologico... Possiamo dunque
riproporre oggi il tema di una funzione evolutiva dell'arte, ad esempio nei
termini di un'attitudine potenzialmente "ecologica"?
L'evoluzione
è sempre presente in ogni processo. È sinonimo dell'esistere. Ma ci sono
diversi tipi di evoluzione. L'evoluzione più significativa è quella che
presuppone una consapevolezza intrinseca all'evolvere, che si può senz'altro
definire di natura umanistica. Un atteggiamento umanistico è sempre stato
alla base della mia opera, fin dai primi lavori di computer art, in cui
l'ausilio di processi numerici era strumentale proprio in quanto subordinato
ad una preliminare definizione "spaziale - geometrica" degli
oggetti. I concetti di virtualità e di spazio remoto, rappresentano anche
forme di evoluzione dal corpo —
una trascendenza del corpo come materialità immanente e raggiungimento di
altre forme di realtà che vanno al di là di singole località. Però
spesso sono anche usati come negazione del corpo, prescindendo totalmente
dall'unione originaria tra corporale e mentale. Per riaffermare un
atteggiamento costante nelle mie ricerche espressive, credo che un
atteggiamento "olistico" sia la risposta migliore a questo tipo di
estensione / transizione dal locale al remoto, dal reale - materiale al
virtuale/mentale. Purtroppo "olistico" spesso assume connotazioni
molto riduzionistiche, da superficiale atteggiamento New Age. Per me invece il
termine olistico ha un significato simile a quello che tu, con un richiamo
alla storia italiana, definisci "rinascimentale": l'adozione di uno
strumento di conoscenza in vista di una modificazione del mondo capace di far
leva su diverse discipline integrate tra loro, quindi su molteplici fonti di
sapere e prassi operative.
In
un suo significato più completo l'ecologia è un sistema di cui facciamo
parte insieme al mondo naturale. L'archeoastronomia
rappresenta qui uno degli esempi più completi di un sistema
"ecologico". La consapevolezza del percorso apparente del sole, dei
pianeti, delle costellazioni e degli altri corpi celesti era come sappiamo
integrata con tanti aspetti dell'insediamento umano, quali l'abitare, la
costruzione di luoghi di culto, i rituali collettivi, l'agricoltura.
Ristabilire la propria presenza entro un'ecologia diventa la prima azione
cosciente di uno sviluppo sostenibile. Essere consapevoli di dove ci si trova
"nello spazio e nel tempo", non può prescindere da una
partecipazione attiva al riconoscimento di un ampio contesto e ad una nostra
eventuale trasformazione / cooperazione con l'ambiente naturale circostante.
Se
attualmente le conoscenze scientifiche specialistiche moderne ci hanno
estraniato da questa consapevolezza più naturale e quasi viscerale
dell'universo, credo spetti proprio all'arte l'arduo compito di ristabilire
una "coscienza ecologica". Se ora non è più necessario sapere
l'ubicazione del sole per orientarsi e ottimizzare i raccolti agricoli, questo
tipo di consapevolezza diventa integrata in atto estetico completativo -
meditativo che genera un rapporto più intimo e "interventistico"
sull'ambiente naturale circostante.
Iniziazione?
Forse... In quella che tu definisci "attitudine ecologica" il
fruitore deve immergersi completamente nell'opera, usando tutti i sensi, tutte
le capacità percettive del proprio corpo. Non è solo un atto di conoscenza
intellettuale ma un coinvolgimento fisico e forse un atto di fede.
L'acquisizione di una consapevolezza, la coscienza di esistere nello spazio e
nel tempo — cioè il senso
della propria presenza nell'universo —
è dunque il risultato finale da raggiungere.
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