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LA LUNA GRASSA
poesie e favola
di
Lara Zivkovic

Edizioni Il Pulsante Leggero
Faleria, dicembre 2005
Illustrazioni di Katia
LA LUNA GRASSA
"Oh!" sospirò e con gesto liberatorio sollevò le lenzuola stropicciate.
Con un balzo Maia saltò giù dal letto e lentamente, molto lentamente, iniziò a percorrere a piedi nudi il corridoio di casa. Quel lungo corridoio le era sempre sembrato infinito e, quella notte, si illuminava a tratti da una assonnata luna piena che ne disegnava le linee.
Era estate, l’aria era dolcemente tiepida; la città intanto dormiva di un sonno nervoso di cui si avverte di tanto in tanto solo il respiro rauco.
Maia che non riusciva a dormire, si mise a cercare qualcosa che potesse placare la sua inquietudine notturna e che, in qualche modo, potesse giustificarla se la mamma l’avesse sorpresa furtivamente fuori dal letto.
Quella notte, pensava Maia, la luna sembrava davvero molto bella e luminosa, così tanto da sbirciare nei cassetti dimenticati aperti, così tanto da infilare il naso umido nei piatti sporchi abbandonati in cucina.
La bimba percorse le stanze che le scorrevano sui due lati rimandando le osservazioni sulla luna che, indiscutibilmente, le sembrava avere qualcosa di strano: sembrava un po’ invadente con quella sua luce pallida e azzurrina.
Maia abbandonò presto questi pensieri e cercò di ricordare dove avesse lasciato il suo libro pieno di figure. Percorse quindi in punta di piedi un altro tratto di corridoio, setacciò tutti gli angoli, ma ci mise un po’ a trovare il libro, visto che la luna non era affatto interessata ad esso e si ostinava a dirigere i suoi raggi scintillanti altrove. Dal canto suo Maia preferì non accendere alcuna luce: l’ora era tarda e lei desiderava scivolare nella notte senza lasciare nessuna traccia.
Come un fantasma di cui se ne avverte solo la presenza, Maia non voleva alterare la calma notturna, o forse, era come se avesse temuto qualcosa o qualcuno in quel curioso silenzio lunare.
La bimba trovò così il suo libro e accovacciata sul marmo fresco del pavimento, cominciò a sfogliarlo mentre con un orecchio ascoltava e con un occhio guardava il silenzio luminoso che la circondava. Oltre il marmo fresco, l’aria si riempiva di una densa umidità e si muoveva a fatica così avvolta dalla argentea nebbiolina lunare. La luna, incredibilmente grande e con apparente disinteresse, sembrava sbirciarla col suo grosso occhio tondo da dietro l’angolo sbeccato del muro della cucina.
Maia iniziava a leggere: "C’era una volta un mago che, in un momento di buon umore, fabbricò uno specchio incantato”. In quel momento qualcosa la distolse dalla lettura…
Qualcosa di molto strano era accaduto che le avrebbe forse tolto definitamene il sonno. Maia non sapeva dire bene cosa fosse accaduto, tutto era immobile, normale, non c’erano rumori strani, eppure… La luminosità era aumentata, sembrava quasi che un’astronave si fosse avvicinata al suo palazzo.
La luce che prima tagliava la casa in distorte figure geometriche, adesso aveva come preso piede fino ad arrivare a scorgere gli angoli più nascosti della casa, poco prima completamente avvolti nel buio.
Qualcosa di oscuro stava avvenendo e Maia lo sentiva mentre si domandava se non fosse solo un’impressione. In quel preciso momento, le parve proprio di scorgere un ombra allungata proiettata sulla parete di fondo: stava attraversando la stanza! Dopo un attimo di terrore, con il cuore in gola la bambina trattenne il respiro per un istante infinito.
Con un sospiro di sollievo Maia riconobbe l’ombra morbida della sua gatta nera proiettata sulla parete del salotto:“Oh Minù, che paura mi hai fatto prendere!” esclamò sottovoce mentre la gattina rispondeva “Mioouu..frrr”
Maia sorrise e si divertì ad immaginare la luna livida di rabbia perché le era stato coperto il tondo occhio col quale si era intromessa nei cassetti lasciati aperti.
Ma perché c’era così tanta luce? Era solo una delle fantasie che facevano compagnia a Maia quando si sentiva sola? Era solo un’illusione da bambina come diceva sempre il papà?
Maia si sentì gelare al pensiero che davvero la luna potesse essere viva e volesse spiarla da dietro l’angolo sbeccato della cucina. “Cosa potrebbe volere la luna da me?” si domandava, mentre cercava di dominare la paura.
Chiuse il libro di scatto e
si sentì un po’ ridicola: spaventarsi così per una fantasia assurda come quella
di una luna viva! Passò così pensando una mano sul pelo lucido di Minù, e si
incamminò velocemente verso il letto, attraversando a ritroso il corridoio
infinito che sembrava ancora più lungo per via di quella luce strana che sembrava
seguirla.
Con un gran salto Maia si lasciò cadere sul letto, guardò la sua gatta che le si stiracchiava accanto; le baciò la testolina in segno di vera amicizia e ricevette delle affettuose fusa. Entrò nel lenzuolo, sprimacciò il cuscino e aprì nuovamente il suo libro con le figure. " C’era una volta un mago che, in un momento di buon umore, fabbricò uno specchio incantato.” Maia si fermò un istante, alzò gli occhi e riprese a leggere: "Poiché il mago era molto cattivo, anche lo specchio non poteva servire che per azioni cattive: infatti sminuiva tutto quello di bello e di buono che vi si rifletteva e ingigantiva a dismisura... le cose brutte ... e ... spre...gevo..li……zzz… Maia era scivolata nel sonno così come il suo libro con le figure era scivolato a terra.
Al rumore di quest’ultimo sul pavimento, la luna che ci sente benissimo quando vuole, aveva sgranato il suo tondo occhio e con un balzo si era infilata con tutta la sua luce dalla finestra del bagno. Pian piano la luna stava già percorrendo il lungo corridoio scivolando nell’aria e rimbalzando dolcemente sulle pareti come un luccicante palloncino bianco. Non contenta, si era lasciata volteggiare sino al letto di Maia dove, senza fare alcun rumore, si era addirittura accovacciata senza smuovere il soffice cuscino!
Nel silenzio più assoluto, rotto solo dal respiro lieve di Maia, la luna scrutava candidamente il viso e le espressioni della bambina, strizzando il grande occhio a Minù che le rispondeva con le fusa.
Ascoltava divertita i sogni di Maia ormai indifesa e abbandonata nel sonno, col suo orecchio tondo, con la sua luce indiscreta, ridacchiando di tanto in tanto e sobbalzando lievemente, come solo la luna grassa, quando non è vista dai bambini, sa fare.
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A volte sono pesce giocoso che sguiscia e che sfiorando le rocce si lascia trasportare dalla corrente.
A volte sono insetto che si nasconde e che invisibile cerca silenzio e solitudine.
A volte sono albero su cui tutti si aggrappano falsamente insensibile subisco i colpi sul tronco.
A volte sono sabbia in attesa dell'onda bagnata e asciutta vivo di sensazioni e lascio la testa su di una spiaggia lontana.
A volte sono tigre in gabbia che mostra i suoi artigli altre volte sono scimmia e mi maschero dietro vizi e volgarità.
A volte sono così piccola che mi devi venire a cercare nei buchi altre volte così grande che mi sembra di respirare intere galassie.
A volte penso di essere unica così meravigliosamente viva che stupidaggine.
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Le paroleLe parole arrivano e vanno lasciando una scia sempre più lieve.
Come il sibilo del vento parlano e tornano nel nulla.
Quelle d’amore si somigliano tutte e sembrano soffiare via più veloci delle altre.
Le parole si fissano alla carta come il vento scava le rocce.
Sono mute come fossili solo leggerle ne risveglia il suono.
E allora diventano vive sembrano eterne ma come le altre parlano e tornano nel nulla.
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Sono già le sette e mi devo alzare la città mi chiama mi vuole incastrare scorre la mia vita ma non so perché sento la città molto lontana da me
Scorre la mia vita ma non so perché la gente cammina e non si accorge che teme la vecchiaia e non vive le stagioni si rassegna alla vita e vive di illusioni
Seguire con fatica la logica di potere convincermi che infondo è il mio dovere scorre la mia vita ma non so perché si contorce su se stessa cercando di volare
Scorre la mia vita ma non so perché la gente cammina e non si accorge che si muove in recinti di doveri e convenzioni delega ad altri le sue convinzioni
Sono ormai le nove e mi devo alzare il traffico mi chiama, mi vuole incastrare scorre la mia vita ma non so perché sento di doverci almeno provare.
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Una notte sola segreto di miele un bacio.
Vita che spicca il volo! Istinto Sensualenell'alba che non é ancoraLuce della Ragione.
Tutto quello che viene dopo con il nascere del giorno é solo cercare ordine dove non é possibile mettere ordine.
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Paura d’amareNon ridere perché a volte col sole del mattino la buffoneria maschera sofferenza.
Non infastidirti perché a volte nel calore del meriggio l’egocentrismo nasconde solitudine.
Non spaventarti perché a volte nel buio della notte la follia copre timidezza.
Non spazientirti perché a volte nel bagliore dell’alba lo specchio rivela una paura più profonda.
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Luna Sul mare Riflessi Biondi Nei fili Sull’acqua Pettinare Pensieri Increspati Scivolano Ricordi Dorati Capelli Nell’onda.
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Dal punto di fuga dove s'incontrano due linee parallele nasce l'amore.
Tu cammini e dalle rotaie ti guarda e ride con te l'orizzonte.
Dal punto di fuga dove partono due linee parallele finisce l'amore.
Tu cammini e dalle rotaie ti guarda e ride di te l'altro orizzonte.
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La vita è un cerchio di filo teso finché non si spezza.
La vita è un cerchio di filo crespo nodi che rattoppa.
La vita è un cerchio di filo spesso che non si spezza finché di nodi si rattoppa.
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Rumore di scritturaNevrosi di scrittura fare rumore per non sentire l’urlo del silenzioso percepire.
Onde paurose dell’essere senza che la mente (o qualcosa!) possa o voglia davvero intervenire.
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Non fermatemi ad una forma ad un odore familiare.
Lasciatemi fluire nella polvere magica nel lancinante dolore nella pienezza del nulla.
Non forzatemi ad un uomo ad una idea di esistenza.
Lasciate che mi perda nella curiosità incosciente nel gioco delle possibilità nella solitudine esistenziale.
E se anche dovessi bruciare come fossi esaltata falena lasciatemi pure morire.
Così che vi possa sfiorare il pensiero che vivere non significa definire l’imponderabile divenire.
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Se tu mi amassi per quella che sono e nonostante questo potessi farlo senza invidia né superbia ti regalerei le mie emozioni.
Se tu mi amassi per quella che sono e nonostante questo potessi farlo senza tenerti in catene i nostri figli sarebbero liberi.
Se tu mi amassi per quella che sono e nonostante questo potessi farlo senza paura del futuro ci riscopriremmo un giorno gli stessi diversi stelle vicine senza più nessun se.
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La luna è uno spicchio di limone caduto nel mare.
La luna è Una fetta di sole caduto nel China Martini.
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Un tempiettoNel naturale svolgersi accade che sul bordo del caos il conforto di un tempietto.
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Viaggio in trenoPoiché la ferrovia preferisce percorsi remoti contrasto di vigne e cemento adoro veder scorrere la pellicola del mondo dal finestrino.
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