Precedente Su Successiva

La foto rupestre 2009

 

 

clicca per aprire la pubblicazione da leggere e stampare

 

 

 

La foto rupestre 2008

clicca per aprire la pubblicazione da leggere 

clicca per aprire la pubblicazione da stampare 

 

LA LUNA GRASSA

 

poesie e favola

di

 Lara Zivkovic

Edizioni Il Pulsante Leggero

Faleria, dicembre 2005

Illustrazioni di Katia

larazivko@yahoo.com

 

 

 

 

LA LUNA GRASSA

 "Oh!" sospirò e con gesto liberatorio sollevò le lenzuola stropicciate.

Con un balzo Maia saltò giù dal letto e lentamente, molto lentamente, iniziò a percorrere a piedi nudi il corridoio di casa. Quel lungo corridoio le era sempre sembrato infinito e, quella notte, si illuminava a tratti da una assonnata luna piena che ne disegnava le linee.

Era estate, l’aria era dolcemente tiepida; la città intanto dormiva di un sonno nervoso di cui si avverte di tanto in tanto solo il respiro rauco.

Maia che non riusciva a dormire, si mise a cercare qualcosa che potesse placare la sua inquietudine notturna e che, in qualche modo, potesse giustificarla se la mamma l’avesse sorpresa furtivamente fuori dal letto.

Quella notte, pensava Maia, la luna sembrava davvero molto bella e luminosa, così tanto da sbirciare nei cassetti dimenticati aperti, così tanto da infilare il naso umido nei piatti sporchi abbandonati in cucina.

La bimba percorse le stanze che le scorrevano sui due lati rimandando le osservazioni sulla luna che, indiscutibilmente, le sembrava avere qualcosa di strano: sembrava un po’ invadente con quella sua luce pallida e azzurrina.

Maia abbandonò presto questi pensieri e cercò di ricordare dove avesse lasciato il suo libro pieno di figure. Percorse quindi in punta di piedi un altro tratto di corridoio, setacciò tutti gli angoli, ma ci mise un po’ a trovare il libro, visto che la luna non era affatto interessata ad esso e si ostinava a dirigere i suoi raggi scintillanti altrove. Dal canto suo Maia preferì non accendere alcuna luce: l’ora era tarda e lei desiderava scivolare nella notte senza lasciare nessuna traccia.

Come un fantasma di cui se ne avverte solo la presenza, Maia non voleva alterare la calma notturna, o forse, era come se avesse temuto qualcosa o qualcuno in quel curioso silenzio lunare.

La bimba trovò così il suo libro e accovacciata sul marmo fresco del pavimento, cominciò a sfogliarlo mentre con un orecchio ascoltava e con un occhio guardava il silenzio luminoso che la circondava. Oltre il marmo fresco, l’aria si riempiva di una densa umidità e si muoveva a fatica così avvolta dalla argentea nebbiolina lunare. La luna, incredibilmente grande e con apparente disinteresse, sembrava sbirciarla col suo grosso occhio tondo da dietro l’angolo sbeccato del muro della cucina.

Maia iniziava a leggere: "C’era una volta un mago che, in un momento di buon umore, fabbricò uno specchio incantato”. In quel momento qualcosa la distolse dalla lettura…

Qualcosa di molto strano era accaduto che le avrebbe forse tolto definitamene il sonno. Maia non sapeva dire bene cosa fosse accaduto, tutto era immobile, normale, non c’erano rumori strani, eppure… La luminosità era aumentata, sembrava quasi che un’astronave si fosse avvicinata al suo palazzo.

La luce che prima tagliava la casa in distorte figure geometriche, adesso aveva come preso piede fino ad arrivare a scorgere gli angoli più nascosti della casa, poco prima completamente avvolti nel buio.

Qualcosa di oscuro stava avvenendo e Maia lo sentiva mentre si domandava se non fosse solo un’impressione. In quel preciso momento, le parve proprio di scorgere un ombra allungata proiettata sulla parete di fondo: stava attraversando la stanza! Dopo un attimo di terrore, con il cuore in gola la bambina trattenne il respiro per un istante infinito.

Con un sospiro di sollievo Maia riconobbe l’ombra morbida della sua gatta nera proiettata sulla parete del salotto:“Oh Minù, che paura mi hai fatto prendere!” esclamò sottovoce mentre la gattina rispondeva “Mioouu..frrr”

Maia sorrise e si divertì ad immaginare la luna livida di rabbia perché le era stato coperto il tondo occhio col quale si era intromessa nei cassetti lasciati aperti.

Ma perché c’era così tanta luce? Era solo una delle fantasie che facevano compagnia a Maia quando si sentiva sola? Era solo un’illusione da bambina come diceva sempre il papà?

Maia si sentì gelare al pensiero che davvero la luna potesse essere viva e volesse spiarla da dietro l’angolo sbeccato della cucina. “Cosa potrebbe volere la luna da me?” si domandava, mentre cercava di dominare la paura.

Chiuse il libro di scatto e si sentì un po’ ridicola: spaventarsi così per una fantasia assurda come quella di una luna viva! Passò così pensando una mano sul pelo lucido di Minù, e si incamminò velocemente verso il letto, attraversando a ritroso il corridoio infinito che sembrava ancora più lungo per via di quella luce strana che sembrava seguirla.

Con un gran salto Maia si lasciò cadere sul letto, guardò la sua gatta che le si stiracchiava accanto; le baciò la testolina in segno di vera amicizia e ricevette delle affettuose fusa. Entrò nel lenzuolo, sprimacciò il cuscino e aprì nuovamente il suo libro con le figure. " C’era una volta un mago che, in un momento di buon umore, fabbricò uno specchio incantato.” Maia si fermò un istante, alzò gli occhi e riprese a leggere: "Poiché il mago era molto cattivo, anche lo specchio non poteva servire che per azioni cattive: infatti sminuiva tutto quello di bello e di buono che vi si rifletteva e ingigantiva a dismisura... le cose brutte ... e ... spre...gevo..li……zzz… Maia era scivolata nel sonno così come il suo libro con le figure era scivolato a terra.

Al rumore di quest’ultimo sul pavimento, la luna che ci sente benissimo quando vuole, aveva sgranato il suo tondo occhio e con un balzo si era infilata con tutta la sua luce dalla finestra del bagno. Pian piano la luna stava già percorrendo il lungo corridoio scivolando nell’aria e rimbalzando dolcemente sulle pareti come un luccicante palloncino bianco. Non contenta, si era lasciata volteggiare sino al letto di Maia dove, senza fare alcun rumore, si era addirittura accovacciata senza smuovere il soffice cuscino!

Nel silenzio più assoluto, rotto solo dal respiro lieve di Maia, la luna scrutava candidamente il viso e le espressioni della bambina, strizzando il grande occhio a Minù che le rispondeva con le fusa.

Ascoltava divertita i sogni di Maia ormai indifesa e abbandonata nel sonno, col suo orecchio tondo, con la sua luce indiscreta, ridacchiando di tanto in tanto e sobbalzando lievemente, come solo la luna grassa, quando non è vista dai bambini, sa fare.

 

A volte

Cantico della fuga

Una notte sola

Le parole

Paura d'amare

Pensiero sull'onda

Punto di vista sull'amore

Reincarnazione

Rumore di scrittura

Se dovessi bruciare

Se

Stasera

Un tempietto

Viaggio in treno

A volte

A volte sono pesce giocoso che sguiscia

e che sfiorando le rocce

si lascia trasportare dalla corrente.

 

A volte sono insetto che si nasconde

e che invisibile

cerca silenzio e solitudine.

 

A volte sono albero su cui tutti si aggrappano

falsamente insensibile

subisco i colpi sul tronco.

 

A volte sono sabbia in attesa dell'onda

bagnata e asciutta vivo di sensazioni

e lascio la testa su di una spiaggia lontana.

 

A volte sono tigre in gabbia

che mostra i suoi artigli

altre volte sono scimmia

e mi maschero dietro vizi e volgarità.

 

A volte sono così piccola

che mi devi venire a cercare nei buchi

altre volte così grande

che mi sembra di respirare intere galassie.

 

A volte penso di essere unica

così meravigliosamente viva

che stupidaggine.

 

Le parole

 Le parole

arrivano e vanno

lasciando una scia

sempre più lieve.

 

Come il sibilo del vento

parlano e tornano

nel nulla.

 

Quelle d’amore

si somigliano tutte

e sembrano soffiare via

più veloci delle altre.

 

Le parole

si fissano alla carta

come il vento

scava le rocce.

 

Sono mute come fossili

solo leggerle

ne risveglia il suono.

 

E allora

diventano vive

sembrano eterne

ma come le altre

parlano e tornano

nel nulla.

 

Cantico della fuga

 Sono già le sette e mi devo alzare

la città mi chiama mi vuole incastrare

scorre la mia vita ma non so perché

sento la città molto lontana da me

 

Scorre la mia vita ma non so perché

la gente cammina e non si accorge che

teme la vecchiaia e non vive le stagioni

si rassegna alla vita e vive di illusioni

 

Seguire con fatica la logica di potere

convincermi che infondo è il mio dovere

scorre la mia vita ma non so perché

si contorce su se stessa cercando di volare

 

Scorre la mia vita ma non so perché

la gente cammina e non si accorge che

si muove in recinti di doveri e convenzioni

delega ad altri le sue convinzioni

 

Sono ormai le nove e mi devo alzare

il traffico mi chiama, mi vuole incastrare

scorre la mia vita ma non so perché

sento di doverci almeno provare.

 

Una notte sola

 Una notte sola   

   segreto di miele

        un bacio.

 

Vita che spicca il volo!

   Istinto Sensuale

                 nell'alba che non é ancora

                                          Luce della Ragione.

 

Tutto quello che viene dopo

   con il nascere del giorno

         é solo cercare ordine

                 dove non é possibile

                                    mettere ordine.

 

Paura d’amare

 Non ridere

perché a volte

col sole del mattino

la buffoneria

maschera sofferenza.

 

Non infastidirti

perché a volte

nel calore del meriggio

l’egocentrismo

nasconde solitudine.

 

Non spaventarti

perché a volte

nel buio della notte

la follia

copre timidezza.

 

Non spazientirti

perché a volte

nel bagliore dell’alba

lo specchio

rivela una paura

più profonda.

 

Pensiero sull’onda

 Luna

 Sul mare

   Riflessi

     Biondi

       Nei fili

       Sull’acqua

      Pettinare

     Pensieri

  Increspati

Scivolano

Ricordi

  Dorati

    Capelli

       Nell’onda.

 

Punto di vista sull'amore

 Dal punto di fuga

dove s'incontrano

due linee parallele

nasce l'amore.

 

Tu cammini

e dalle rotaie

ti guarda

e ride con te

l'orizzonte.

 

Dal punto di fuga

dove partono

due linee parallele

finisce l'amore.

 

Tu cammini

e dalle rotaie

ti guarda

e ride di te

l'altro orizzonte.

 

 Reincarnazione

 La vita è un cerchio

di filo teso

finché non si spezza.

 

La vita è un cerchio

di filo crespo

nodi che rattoppa.

 

La vita è un cerchio

di filo spesso

che non si spezza

finché

di nodi

si rattoppa.

 

Rumore di scrittura

 Nevrosi di scrittura

fare rumore

per non sentire

l’urlo

del silenzioso percepire.

 

Onde paurose dell’essere

senza che la mente

(o qualcosa!)

possa o voglia

davvero intervenire.

 

Se dovessi bruciare  

 Non fermatemi ad una forma

ad un odore familiare.

 

Lasciatemi fluire

nella polvere magica

nel lancinante dolore

nella pienezza del nulla.

 

Non forzatemi ad un uomo

ad una idea di esistenza.

 

Lasciate che mi perda

nella curiosità incosciente

nel gioco delle possibilità

nella solitudine esistenziale.

 

E se anche dovessi bruciare

come fossi esaltata falena

lasciatemi pure morire.

 

Così che vi possa sfiorare

il pensiero che vivere

non significa definire

l’imponderabile divenire.

 

Se

 Se tu mi amassi

per quella che sono

e nonostante questo

potessi farlo

senza invidia né superbia

ti regalerei le mie emozioni.

 

Se tu mi amassi

per quella che sono

e nonostante questo

potessi farlo

senza tenerti in catene

i nostri figli sarebbero liberi.

 

Se tu mi amassi

per quella che sono

e nonostante questo

potessi farlo

senza paura del futuro

ci riscopriremmo un giorno

gli stessi diversi

stelle vicine senza più nessun se.

 

Stasera

 La luna è

uno spicchio di limone

caduto nel mare.

 

La luna è

Una fetta di sole

caduto nel China Martini.

 

Un tempietto

 Nel naturale svolgersi

accade che

sul bordo del caos

il conforto di un tempietto.

 

Viaggio in treno

 Poiché la ferrovia

preferisce percorsi remoti

contrasto di vigne e cemento

adoro veder scorrere

la pellicola

del mondo

dal finestrino.