15 e 29 aprile 2007 gita al monolite rupestre nella forra di Faleria
Abbiamo mangiato all’aperto sotto la veranda nel giardino di “Annetta” pietanze tutte fatte in casa, torte di verdura, pane cotto a legna e tanti altri piatti tutti cucinati in forno a legna e con prodotti biologici.

fotografie di Domenico Paglia
Al
termine del pranzo, accompagnati da una appassionata di storia sui Falisci
(antichi abitanti della zona nello stesso periodo degli Etruschi), siamo andati
a visitare a poche centinaia di metri dall’Associazione un monolite rupestre
di enigmatica origine e funzione, sconosciuto agli archeologi, alto ca. 15 mt.,
che svetta isolato nella forra dietro Faleria, scavato all’interno dall’uomo
in un perfetto quadrilatero.
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GATC - Gruppo Archeologico del Territorio Cerite
- www.gatc.it
Il termine Falisco
risalirebbe al nome del mitico figlio di Agamennone Halesus, fuggito in Italia
dalla Grecia al tempo dell'invasione dorica del regno di Micene (fine del XIII
sec. a. C. circa). Strabone descrive i Falisci come una stirpe particolare
distinta dalle popolazioni Latine sebbene la lingua di questo popolo, mescolata
all'Etrusco, fosse abbastanza affine al Latino da esserne considerata una varietà
o un dialetto.
La
cultura falisca fu influenzata quasi totalmente da quella etrusca, tanto che può
venire intesa come un aspetto di quest'ultima, connotata da alcuni caratteri
particolari specialmente nella decorazione vascolare; nella città di Falerii
(nome del centro principale di questo popolo) fu attiva una scuola di
ceramografi di tradizione attica a partire dalla fine del V secolo a.C.. Non si
può comprendere completamente la cultura artistica e religiosa dei Falisci se
non si tiene presente il complesso dei templi urbani ed extraurbani circostanti
Falerii, con acroterio abbellito da statue di terracotta di assoluto valore
artistico (benché soggette alla corrente di cultura ellenizzante propria
dell'epoca), opera di ceroplasti locali.
La
città fu distrutta dai Romani nel 241 a.C. al termine della I guerra punica e i
superstiti furono deportati presso un sito meno difendibile posto nelle
vicinanze della vecchia città dove ricostruirono un centro urbano che fu
chiamato Falerii Novi; attualmente sono visibili i resti della cinta muraria.
All'interno delle mura si può ancora osservare tra l'altro la chiesa medievale
di Santa Maria di Fàlleri, a testimonianza della lunga occupazione di quel sito
fino alla sua distruzione da parte dei Normanni nell'XI secolo. L'epilogo della
civiltà falisca fu precorso da frequenti e insistite reazioni militari
all'avanzata di Roma nel territorio etrusco in direziono nord: aiuto a Veio (396
a.C.), ritorsione dei Romani con assedio e presa di Falerii (394 a.C.), alleanza
con altre città Etrusche per la difesa di Nepi e Sutri contro Furio Camillo
(383-373 a.C.), alleanza con Tarquinia e assalto a Roma (358-353 C.), guerra
contro Roma e sconfitta di Falerii (293 a.C.). L'ultimo atto andò in scena al
tempo della I guerra punica allorché i Falisci, approfittando dell'impegno dei
Romani nella campagna contro i Cartaginesi, tentarono l'ennesima ribellione al
potere romano che causò l'eccidio di circa 15.000 Falisci e la distruzione
della città. Solamente i santuari extraurbani, sottostanti la città, sede di
culti di divinità identificabili come Giove, Giunone Curite, Apollo, Mercurio e
Minerva (culto quest'ultimo importato a Roma da Falerii secondo quanto attesta
Ovidio) furono risparmiati dalla distruzione degli uomini ma non da quella del
tempo. Molti dei reperti archeologici falisci (vasi, altorilievi, statuaria)
sono conservati presso il Museo etrusco di Villa Giulia mentre altrettanti se ne
trovano nella Rocca Borgia di Civita Castellana sede del Museo dell'Agro Falisco.
Al
riguardo, non si può non accennare in breve qualche notizia sul monumento che
ospita questa raccolta.
La
Rocca, venuta in possesso di Rodrigo Borgia intorno al 1490, fu ristrutturata ad
opera di Antonio da Sangallo il Vecchio dopo che il Borgia divenne Papa col nome
di Alessandro VI; tale ristrutturazione fu effettuata tenendo conto delle
esigenze difensive emerse con l'avvento e la diffusione delle armi da fuoco
usate per l'assedio delle fortificazioni.
Infatti,
invece di privilegiare la dimensione verticale (mura più alte) - come era
avvenuto nell'architettura militare fino alla metà del XV secolo - il Sangallo
provvide ad aumentare la dimensione orizzontale dei muri della Rocca che
affacciavano sull'esterno, in modo che potessero resistere ai colpi delle palle
di cannone (mura più spesse). Sotto il pontificato di Giulio Il toccò ad
Antonio da Sangallo il Giovane, nipote del suddetto architetto, terminare
l'opera iniziata dallo zio con il completamento del maschio ottagonale e del
cortile interno. Più tardi i fratelli Zuccari affrescarono alcune stanze così
da rendere più vivibile l'elegante ma austera costruzione.
Con
il passare dei secoli la piazzaforte divenne una prigione che ospitò sia alcuni
ribelli al regime ecclesiastico sia delinquenti comuni e briganti della campagna
romana, come il famigerato Gasparone nella seconda metà del secolo
diciannovesimo.
Giampaolo
Lopez
Giugno
2002
Note
1. I popoli dell'Italia centro-occidentale
nell'Età del Ferro. (Da: Potter T.W., Storia del paesaggio dell'Etruria
meridionale, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1985.)