Oltre la realtà digitale

di Rinaldo Funari

Il cielo di questo mondo ci mostra un unico sole,
ma un cielo dai soli molteplici chi ci vieta d'immaginarlo?
Rumi

In questi ultimi anni la nostra associazione ha cercato di coniugare una serie di obiettivi che avessero un filo conduttore tra l’uso delle nuove tecnologie e un più stretto rapporto con l’ambiente e la natura; un’esigenza che non è nuova ma si va sempre più radicando nei rapporti tra arte, ambiente e strumenti di tecnologia sempre più avanzati.

Pur spesso agendo in una dimensione che non ha confini territoriali – siamo nell’era dell’Web – la locazione temporale, in questo caso Faleria, ha stimolato una serie di riflessioni scaturite in progetti concreti come questo ultimo: La foto rupestre, iniziativa che ha preso in esame il territorio del Bacino del Treja, coinvolgendo in una prima fase studiosi, archeologi, ambientalisti, storici dell’arte, che, grazie alle loro indagini sia teoriche che consolidate in strutture di ricerca, hanno permesso un rapporto più stretto con il secondo messaggio visivo, la fotografia, che ha permesso agli artisti/operatori di sviluppare un senso interpretativo sia del paesaggio naturalistico che di quello archeologico così da oltrepassare con un filtro creativo quei cliché standardizzati di fotografia naturalistica e paesaggistica.

Come sostiene Abraham Moles in la “Teoria dell’informazione e percezione estetica”: “Comunicare, da vicino e da lontano, significa trasportare qualcosa; la cosa trasportata è la complessità. Il primo risultato della teoria è che l’informazione differisce in maniera essenziale dal significato: l’informazione non è che la misura della complessità. Il significato poggia su un insieme di convenzioni, a priori, comuni al ricevitore e al trasmettitore: non è trasportato, ma preesiste potenzialmente al messaggio. Soltanto la complessità è trasportata dal trasmettitore al ricevitore: essa è appunto ciò che il ricevitore non ha presente, cioè l’imprevedibile. La misura dell’informazione non consiste nel numero dei simboli trasportati né nell’efficacia della loro ritenzione, ma nell’originalità delle loro combinazioni, contrapposta alla banalità del prevedibile.”

Il progetto che è stato da noi realizzato ha visto una interpretazione da parte dei partecipanti che ha superato la banalità di un’analisi strettamente territoriale: gli sconfinamenti evidenti e voluti assumono il significato di un allargamento dell’informazione fino a interpretazioni originali e anche a denunce di degrado. Questa complessità di concetti viene ulteriormente rimarcata dagli scatti dei fotografi attraverso un reportage di immagini che non si collocano in una iconografia facilmente percepibile ma colgono il dettaglio per espanderlo.

Il progetto La foto rupestre non è certamente esaustivo nella sua indagine di complessità territoriale, ma vuole essere uno stimolo soprattutto di riflessione che possa consentire di attivare tutte quegli strumenti ed iniziative per un recupero e una valorizzazione del nostro patrimonio culturale, che possa portare ad  uno nuovo sviluppo anche economico territoriale superando quelle piccole barriere campanilistiche che non fanno altro che ostacolare la crescita economico/culturale, indispensabile soprattutto per le giovani generazioni.