Il controllo del movimento, fotografare gli alberi : l’esempio americano

di Antimo Palumbo

“La strada dall’occhio al cuore è facile da seguire. Io lo sto facendo con i miei occhi chiusi”Christophe Agou

 Mi piace definirmi Storico degli alberi, uno studioso, appassionato che si occupa non solo di conoscere gli alberi ma anche di rapportarli al contesto storico nel quale si trovano e vivono e studiarne i rapporti che si instaurano con  gli uomini. Consapevole che entrambi ( esseri viventi fatti di cellule) siamo uniti dallo stesso destino:  quello di essere condizionati dai processi ciclici della storia. Così se oggi difendere gli alberi è cosa saggia e giusta, non lo era qualche secolo addietro dove invece veniva premiato chi gli alberi li tagliava. Deforestare, civilizzare e rendere accessibili all’uomo le foreste era un’operazione etica e sana, una coraggiosa dimostrazione del potere dell’uomo sulla Natura. Difficile e laborioso, ma allo stesso tempo affascinante e ricco di nuovi spunti e conoscenze, è stato il confronto sull’argomento scelto per la relazione per il Convegno “La Foto rupestre”  ovvero : il rapporto tra la fotografia e gli alberi.

Difficile per almeno due motivi : 1. La mia poca conoscenza , per non dire ignoranza, sull’argomento. Una mancanza legata al fatto che gli alberi preferisco vederli e toccarli dal vivo e ingenuamente ancora c’era dentro di me il vago pensiero che quegli Indigeni d’Africa, che la leggenda vuole che credano  che quando si fotografi un albero (o un soggetto animato) gli si tolga l’anima,  in fondo avessero ragione. Mentre invece mi sono ricreduto quando passando in rassegna le foto dei grandi maestri son rimasto colpito dalla loro  bellezza e dalle emozioni che riescono a comunicare in chi le guarda. Delle emozioni che possano essere  da stimolo per andare verso gli alberi, che la maggior parte delle persone non guardano e non conoscono, alla riscoperta dei loro valori  estetici, storici e mitologici ,spirituali. 2. Nella storia della fotografia, una storia abbastanza recente che risale al brevetto di Daguerre  del 1839 ma che vede i suoi sviluppi come fenomeno di massa (promosso dalla nascente industria fotografica) verso la fine del XIX Secolo, il tema dell’albero viene trattato ripetutamente e attraverso diverse tecniche e angolazioni da tutti i maggiori fotografi. Rintracciare e sintetizzare , quindi,  una storia delle foto che per soggetto hanno gli alberi è argomento troppo vasto per lo spazio a disposizione  in questo contesto. E’uno spunto, però,  per una possibile futura pubblicazione.

 

Fotografare gli alberi

 Se è vero come pensava Alfred Korzybski che le parole non sono la realtà, è vero però che ci aiutano a comprenderla meglio. E per gli alberi questo è ancora più evidente, visto che da Linneo in poi ogni albero oltre al suo nome comune, viene chiamato con un suo nome botanico in latino (classificazione tassonomica) che nel primo elemento distingue il genere e nel secondo la specie (per esempio Platanus orientalis). La sua affermazione “ Nomina si nescis, perit et cognitio rerum” ( se non conosci il nome, muore anche la conoscenza delle cose) ci aiuta a comprendere quanto sia importante il riferirsi alle parole per conoscere e poi amare. E  se fermiamo la nostra attenzione all’etimologia della parola fotografia scopriamo che deriva da  due termini greci : photos (luce) e graphia (scrittura) quindi “scrittura di luce”. La luce solare, quella che permette agli alberi e alle piante di vivere e grazie alla fotosintesi clorofilliana di creare ossigeno e la vita, è quindi anche l’elemento basilare della fotografia, una scrittura di luce che secondo Susan Sontag : “  oltre a dare all’individuo il possesso immaginario di un passato reale, lo aiuta ad impadronirsi di uno spazio nel quale viva insicuro…il fotografo dietro il suo apparecchio , crea un nuovo minuscolo elemento di un altro mondo: il mondo delle immagini, che promette di sopravvivere a tutti noi “  ed ancora : “ le fotografie non si limitano a ridefinire i materiali dell’esperienza ordinaria (cioè le persone, le cose, gli eventi e tutto ciò che vediamo- sebbene in maniera diversa e spesso senza molta attenzione- con la nostra visione naturale)  e ad aggiungere vaste quantità di materiali che non vediamo mai. Ridefiniscono anche la realtà in quanto tale, come pezzo da esporre, come documento da esaminare, come oggetto da sorvegliare. L’esplorazione fotografica e la duplicazione del mondo frantumano le continuità e ne versano i frammenti in un interminabile fascicolo, offrendo così la possibilità di controllo assolutamente impensabili con il precedente sistema di registrazione delle informazioni, cioè con la scrittura. Che la registrazione fotografica sia sempre, potenzialmente, un mezzo di controllo era già un fatto riconosciuto quando i suoi poteri erano in fase embrionale. Ma il progredire della fotografia ha reso sempre più letterali i sensi nei quali una fotografia permette di controllare la cosa fotografata”. Un controllo che quando si riferisce all’albero come cosa fotografata deve considerarne le sue caratteristiche naturali, quelle cioè  di un  essere che anche se profondamente radicato nella terra, è in continuo movimento e in trasformazione attraverso i cicli delle stagioni e degli anni. Basta un pomeriggio passato in silenzio in una solitaria faggeta sdraiati a terra e con gli occhi che guardano verso l’alto per rendersene conto e per comprendere quanto siano vaste e infinite le  possibili combinazioni dei movimenti e delle oscillazioni nei rami mossi dal vento. E il controllo del movimento , quello che pretende di fermare l’attimo nello scatto magico della foto è una delle sfide alle quali ci si prepara quando si va a fotografare gli alberi . Così scriveva Henri Cartier-Bresson :

fotografare è trattenere il respiro quando le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale” A questa sfida creativa si associano poi le altre difficoltà tecniche e specifiche del fotografare alberi . Cito le parole di un fotografo italiano Lodovico Ludoni che interpellato sull’argomento dice : “  una delle principali difficoltà tecniche è questa. Poiché gli alberi si sviluppano in altezza essi finiscono molto spesso con il tagliare la linea di confine tra terra e cielo o con lo stagliarsi tra due o più sfondi, creando con essi rapporti tonali diversi e non sempre gradevoli. Un albero sul bordo di una radura, illuminato da un sole velato, apparirà luminoso contro lo sfondo scuro del bosco e tuttavia la sua cima si staglierà scura contro il cielo lattiginoso. Perciò i problemi sono in linea generale di carattere esposimetrico ma anche compositivo. Isolare la figura del nostro albero dal contesto è quasi sempre un’impresa titanica… a parte quelli che stanno solitari in mezzo ad una pianura o ad un declivio. Un’altra difficoltà risiede nel fatto che il colore verde è assai problematico da riprodurre, sia per le pellicole a colori che per quelle in b/n. Il nostro occhio lo percepisce assai più chiaro e luminoso rispetto all’emulsione e quindi in una vasta campitura di chiome noi riusciamo a distinguere anche a distanza i particolari del fogliame. La scena, trasportata su pellicola, riserva di solito cocenti delusioni. Il verde risulta scuro e i particolari impastati…nulla di simile alla meravigliosa scena che ricordavamo. Per ciò che riguarda invece la mobilità della chioma in virtù del vento. Ci possono essere dei problemi se abbiamo un intento strettamente documentaristico. A volte, invece, le fronde mosse dal vento e registrate con un tempo relativamente lento possono creare degli affascinanti effetti dinamici”. Diverse invece sono le motivazioni che da sempre spingono i fotografi ad occuparsi degli alberi : sicuramente al primo posto quelle artistiche ed emozionali; poi quelli documentaristiche: fotografare gli alberi contribuisce senz’altro a identificarli , proteggerli e a salvarli ,come nel caso di alberi monumentali, dall’incuria o dall’ azione distruttiva dell’uomo, ed anche a lasciarne la memoria della loro presenza su questa terra; ed infine quelli scientifici e conoscitivi. Mentre una volta il compito di tramandare e fissare le caratteristiche dei nuovi alberi scoperti era destinato agli illustratori ( in tutte le spedizioni scientifiche compiute a metà del ‘700, ricordiamo quelle di James Cook o Louis Antoine de Bougainville c’erano a bordo uno o più illustratori,  che lavoravano a ritmi serrati per riportare con disegni su tavole i risultati delle scoperte “fresche di giornata”) oggi con le foto è più semplice il lavoro di classificazione e differenziazione tra i generi e le specie botaniche, che grazie alle  ottiche macro si apre ad universi meravigliosi che il nostro occhio non può vedere.

Andiamo ora insieme a vedere,  un breve elenco ( facendo di sintesi virtù: una raccolta di consigli, che stimoli la curiosità per andare a conoscerne le loro foto e per poi  approfondirne la loro  storia) di alcuni grandi maestri della fotografia  americana che  nella loro produzione artistica hanno trattato il tema degli alberi.

L’esempio americano

Edward Weston (1886-1958)

Dopo l’esperienza artistica chiamata pittorialistica scopre la possibilità estetica della Straight Photography . Così la descrive : “bisognerebbe usare la macchina fotografica  per registrare la vita, per scoprirne la sostanza e la sua quintessenza piuttosto che fotografare acciaio luccicante o carne palpitante”. Nel 1923 inizia una relazione artistica sentimentale con Tina Modotti. Tra i fondatori del Group f: 64, inizia a fotografare gli alberi a Point Lobos in California dove , colpito dal morbo di Parkinson nel 1948  scatterà anche le sue ultime foto. I suoi alberi, rigorosamente in b/n, sono fisicamente presenti, dai tronchi contorti e pulsanti e percorsi da linee espressive e danzanti.

La foto : Juniper, Lake Tenaya-1937.

 

Ansel Adams (1902-1984)

Tra i fondatori del Group f: 64 che propone “una fotografia “nitida” al limite della possibilità di lettura dell’obiettivo, diaframma, quindi nel valore estremo, f : 64, nelle ottiche degli apparecchi di grande formato, usati da questi fotografi”. Lavora con foto in b/n inventa il Sistema zonale, un sistema che aumenta il contrasto tra i grigi e la profondità di campo. Tra i primi fotografi a riprendere artisticamente la Sequoia e frequentatore assiduo delle montagne della Sierra Nevada e del Yosemite National Park. I suoi alberi brillano per luminosità e contrasto. Immersi  in spazi aperti e profondi sembrano percorsi da  un senso magico di rispettoso silenzio.

La foto : Oak Tree, Snowstorm, Yosemite National Park - 1948.

 

Wynn Bullock ( 1902-1975)

Grande maestro nella tecnologia di stampa. Visse a Monterey in California. “ fotografavo solamente ciò che vedevo in superficie e poi cominciavo ad avere un sentimento per ciò che esisteva in profondità”. Interessato al contrasto dei soggetti fotografati divenne famoso per i suoi nudi immersi nella natura e tra gli alberi. Alberi sparsi, spezzati o stilizzati come quelli della sua foto più conosciuta (che sembra più un disegno )con un sole nero in rilievo.

La foto : Photogram-1970 

David Alan Harvey

Nato nel 1944 vive a Washington. Fotoreporter, maestro della luce e del colore, dal 1974 collabora con la rivista National Geographic e dal 1993 entra a far parte dell’agenzia Magnum. I suoi alberi spesso toccati da una luce improvvisa o da quella diafana dell’ambiente che li circonda sono emozionali ed emozionanti.

La foto :  Sun shines through the branches of a tree in a misty field.

 

Bruce Davidson

Nato nel 1933, vive a New York. Nel 1958 entra a far parte del dell’agenzia Magnum. Maestro insuperabile della fotografia in b/n. Dal 1991 al 1995 realizza un lavoro sul Central Park di New York. Nel 2007 dedica invece una mostra alla Natura di Parigi. “ in quel momento io sento che io sono nella Natura e la Natura è con me…la vita delle piante che ho incontrato nei parchi e nei giardini da una dimensione significato alla città della luce, la città dell’amore” . I suoi alberi si stagliano in primo piano, occupando tutto il contorno della foto, talvolta sembrano in rilievo e talvolta sembrano cristallizzati provocando in chi li guarda un abbondante intensità emozionale.

La foto : La Nature de Paris (mostra) – Eiffel Tower 2006

 

Stuart Franklin

Nato nel 1956 ad Oxford. Fotoreporter che vive in giro per il mondo. Nel 1985 entra a far parte dell’agenzia Magnum. Nel  1989 gira tutto il mondo la sua foto dello studente cinese che affronta i carri armati in Piazza Tien an men a Pechino. Nel 1999 esce il in Italia il suo libro “Il tempo degli alberi” edizioni Leonardo Arte . Amante e approfondito conoscitore degli alberi, che fotografa in b/n all’interno dei suoi lavori di reportage. Famoso quello su Julia Butterfly Hill del 1998 arrampicata sulla sequoia Luna.

La foto : Il Tempo degli alberi (libro e reportage) - 1999 

Cole Thompson

Nato nel 1954 nel Rochester NY, dedica moltissimo spazio della sua produzione, tutta rigorosamente in b/n a fotografare alberi. Alberi belli e parlanti , mossi da insospettate simmetrie che vivono in spazi aperti e cristallizzati, fermi o mossi dal vento.

La foto : Three trees, Sonoma CA -  2005

James Balog

Nato nel 1952. Avventuroso fotografo naturalista. Collaboratore del National Geographic. Nei suoi alberi a colori, la luce, la composizione dei soggetti, le nuove tecnologie digitali in grande formato tendono a portare le foto verso la perfezione. Nel 2004 esce il suo lavoro “Tree: a new vision of the American forest” pubblicato poi in un volume da Barnes & Noble.

La foto : Stagg, Sequoia - 2004.  


 

  

Bibliografia

AA.VV.1997 - AMERICANI dagli archivi Magnum le immagini degli States, Milano, Leonardo Arte

AA.VV 2006 - MNAF, Museo Nazionale Alinari della Fotografia Guida, Firenze

BALOG, J.- 2004 Tree: a new vision of the American Forest, New York, Barnes & Noble

CARTIER – BRESSON, H. - 2005 L’immaginario dal vero, Milano, Abscondita

FRANKLIN, S.- 1999 Il Tempo degli alberi , Milano, Leonardo Arte

KEIM J.- A. - 1976 Breve storia della fotografia, Torino, Einaudi

NEWHALL, B. - 1984 Storia della fotografia, Torino, Einaudi

PAKENHAM, T. 2003 Grandi alberi del mondo, Novara, De Agostini

PESCE, A.- MASSENTI, A. - 1985 Leggere foto, Brescia, Editrice La Scuola

SONTAG, S. - 1992 Sulla fotografia : realtà' e immagine nella nostra società', Torino, Einaudi

SCHERF, A. - 1979 Arte e fotografia, Torino, Einaudi

TURRONI, G. - 1980 Guida alla critica fotografica, Milano, Il Castello