Il
paesaggio del Bacino del Treja
di Liliana Zivkovic
Gli aspetti prevalenti del paesaggio dei Comuni del
bacino del Treja sono riferibili ai campi coltivati che occupano quasi
interamente le zone collinari e pianeggianti.
Al confine tra le aree naturali ed i campi coltivati che si
sviluppano dove le pendenze sono minori si trovano specie vegetali chiamate
sinantropiche (in quanto favorite dalla presenza umana) che colonizzano le aree
incolte. Sono per lo più specie erbacee come la malva, diversi tipi di
trifoglio, l’avena barbata e la mentuccia (Calamintha nepeta). Dove il
suolo è più profondo e soggetto a calpestio si ritrova la piantaggine (Plantago
lanceolata).
Nelle aree limitrofe alle abitazioni spesso si localizzano nuclei
di robinia (Robinia pseudoacacia), una specie arborea originaria del
Nord-America, e di ailanto (Ailanthus altissima) introdotto dalla Cina.
Gli arbusteti sono elementi molto importanti del paesaggio vegetale in
quanto costituiscono delle zone di rifugio ed alimentazione per la fauna,
soprattutto in aree occupate prevalentemente da tessuto agricolo. La vegetazione
arbustiva che ricolonizza le aree abbandonate dalle attività agricole è
costituita da cenosi fortemente intricate costituite da rovo (Rubus
ulmifolius) e da vitalba (Clematis vitalba); nuclei di ginestra (Spartium
junceum) e felce aquilina (Pteridium aquilinum) si localizzano nelle
aree di potenziale insediamento delle formazioni boschive.
I boschi occupano delle superfici molto limitate nelle zone collinari e
sono estremamente frammentati e discontinui. Sono costituiti prevalentemente da
cerro (Quercus cerris) e sono poveri di specie caratteristiche del
sottobosco, peculiarità che esprime il degrado di queste formazioni a causa
della loro limitata estensione e del disturbo antropico. Frammenti di boscaglie
ad acero campestre (Acer campestre) ed olmo (Ulmus minor)
colonizzano le aree più umide.
Sulle esposizioni più soleggiate e sulla sommità delle rocche tufacee si
rinvengono specie arboree più termofile come il leccio (Quercus ilex),
il fico (Ficus carica), la roverella (Quercus pubescens), la
fillirea (Phillyrea latipholia) e l'acero minore (Acer monspessulanum).
Le aree con vegetazione naturale, scarse nelle zone collinari e
pianeggianti, sono concentrate nelle porzioni del territorio incluse nelle
forre, dove la morfologia pone forti restrizioni alle attività agricole. Le
forme ripide del paesaggio hanno infatti contribuito alla salvaguardia
dell'ambiente naturale.
Il paesaggio delle forre è il risultato di una complessa storia geologica
che ha determinato la presenza di stretti fondovalle sovrastati da contrafforti
di origine vulcanica e pareti tufacee a strapiombo più o meno ripide e coperte
dalla vegetazione. I profondi valloni che costituiscono l’essenza delle forre
sono stati creati nei tufi pleistocenici dall'erosione delle acque, soprattutto
in regimi di forte portata come nel periodo post-glaciale.
La distribuzione della vegetazione varia in funzione delle condizioni
climatiche e quindi in base all’esposizione ed alla quota rispetto al
fondovalle. Sul fondo della forra, dove le temperature sono minori e la presenza
di corsi d’acqua determina una maggiore umidità, si rileva la presenza di
specie vegetali molto diverse rispetto a quelle più termofile e che necessitano
di una minore quantità di acqua osservabili al di sopra dei versanti e nei
pressi delle aree agricole. Le forre costituiscono l’habitat ideale per specie
mesofile, nonostante le basse quote, grazie al particolare microclima umido che
determina una inversione della classica successione altitudinale della
vegetazione che normalmente presenta le specie più termofile e mediterranee in
basso e quelle più mesofile alle quote più elevate.
All’interno delle forre è presente un bosco misto mesofilo legato al
particolare microclima umido determinato dallo scarso soleggiamento e dalla
presenza dei corsi d’acqua. In queste aree si possono trovare accanto al cerro
ed all’acero campestre anche altre specie arboree che necessitano di una
maggiore umidità edifica, come l’ontano (Alnus glutinosa), il pioppo
nero (Populus nigra) e il salice bianco (Salix alba).
Il sottobosco è ricco di felci e muschi e di specie erbacee tipicamente
ripariali come Eupatorium cannabinum, Saponaria officinalis e
Carex pendula, accanto a specie nitrofile quali Galega officinalis ed
Urtica dioica; lo strato arbustivo è dominato dal nocciolo (Corylus
avellana), dal sambuco (Sambucus nigra) e dalla sanguinella (Cornus
sanguinea).
L’ambiente delle forre rappresenta il maggior pregio
naturalistico del paesaggio vegetale faleriano in quanto è poco disturbato
dalla presenza antropica a causa della difficoltà di accesso e costituisce una
zona di rifugio di numerose specie animali e vegetali ormai scomparse a causa
delle attività agro-silvo-pastorali.
Il sistema delle forre ed il reticolo idrografico sono molto importanti
anche per la loro funzione di corridoio ecologico che permette il collegamento
di diverse aree a maggiore naturalità mantenendo idonee condizioni ecologiche
per specie animali e vegetali che altrimenti rimarrebbero isolate tra loro
subendo un ulteriore degrado.
Tale funzione è estremamente importante in un paesaggio a matrice
prevalentemente agricola, quale è quello dei Comuni del bacino del Treja, dove
gli elementi naturali sono gravemente rarefatti e frammentati.